Il sogno digitale di Autodesk spiegato dal suo CEO in un'intervista a BusinessWeek
Cosa hanno in comune King Kong di Peter Jackson, la berlina lussosa Classe S di Mercedes Benz, e la Torre della libertà ancora da costruire a New York? Tutte sono state progettate con l’ausilio di uno strumento di modellazione Autodesk.
Autodesk è stata fondata nel 1982 da un gruppo di ingegneri che crearono un software che, per l’epoca, fu davvero innovativo. Nel corso dei due decenni successivi Autodesk si è sviluppata per fornire strumenti di progettazione assistita da computer (CAD) utilizzati in una vasta gamma di impieghi: delle industrie manifatturiere, all’architettura e design, fino ai video giochi e all’animazione grafica. Nell’ultimo decennio Autodesk si è trasformata ampliando la sua linea di prodotti entrando aggressivamente in mercati emergenti ottenendo un boom in termini di crescita.
Matt Vella, giornalista di BusinessWeek, ha recentemente intervistato l’amministratore delegato Carl Bass su come il suo software stia contribuendo al cambiamento della progettazione.
Come può essere definito lo sviluppo di Autodesk dell’ultimo decennio? Agli inizi la società è partita con lo scopo di aiutare le persone ad automatizzare la creazione di disegni 2D. Gli ultimi 5/10 anni sono stati invece interamente dedicati ad aiutare i progettisti nel realizzare modelli 3D di ciò che stavano disegnando. Il modello 3D permette infatti di esplorare forme, figure, look, funzioni. Ad esempio prendiamo un edificio. Una persona potrebbe chiedere: “Com’è questa stanza” un’altra invece potrebbe domandare: “L’edificio come regge a un terremoto o a una forte raffica di vento?” Un’altra ancora invece: “ In caso di emergenza in quanto tempo potrebbero essere evacuate le persone?” oppure “Quanta energia serve per riscaldare o raffreddare l’edificio?” Tutte queste sono domande giuste e noi cerchiamo di offrire alla gente strumenti per sviluppare modelli dell’edificio che siano in grado di rispondere a tutte le questioni.
Il software come aiuta i progettisti a lavorare e perché è importante? Vogliamo far sperimentare alla gente ciò che stanno costruendo prima di realizzarlo. Se qualcuno può avere queste informazioni già in fase iniziale di progetazione, potrà prendere decisioni differenti, sarà più informato, risparmierà denaro, costruirà un prodotto migliore ed infine offrirà ai clienti vantaggi più evidenti. Più prove e verifiche si possono fare con il progetto, più il prodotto sarà migliore. Più informazioni possono essere ricavate prima, più ciò che si costruirà dopo sarà migliore. Tutti coloro che hanno costruito qualcosa riconoscono che non appena si finisce si dice: “Ops, avrei potuto farlo in modo diverso” Noi stiamo cercano di rendere meno oneroso questo “Ops”.
Quindi è tutto Digital Protoyping? Stiamo cercando rimpiazzare il più possibile il prototipo fisico con il Digital Prototyping. La tecnologia ha fatto passi da gigante, tanto da essere oggi in grado di simulare in modo realistico: caratteristiche strutturali e caratteristiche di performance. Tutto ciò non elimina il bisogno del prototipo fisico, c’è anche un momento in cui può essere necessario, dipende da ciò che si sta realizzando. In alcuni settori infatti, ci sarà sempre la necessità di un prototipo fisico, ma più si riesce a ottonere dal livello digitale, più il prodotto finito sarà migliore e più economico.
Questo sta cambiando il modo di lavorare dei progettisti? Le domande che si pongono cambiano al pari passo degli strumenti? La gente ha iniziato a farsi domande sempre più sofisticate. All’inizio era: “Di che forma sarà l’oggetto?” Le domande successive erano sull’ingegnerizzazione delle caratteristiche. Oggi, invece, le domande si sono spostate sulla durata e sulla sostenibilità, sulle performance o, addirittura, sull’esperienza che l’utente ne farà.
Questi strumenti come possono aiutare la cooperazione fra i diversi dipartimenti quali l’ingegnerizzazione e la progettazione? L’interoperabilità è critica. Per esempio se si sta facendo un progetto industriale lo si vuole tradurre in ingegnerizzazione; quindi se si sta progettando un mouse, piuttosto che un’auto, l’industrial designer passa il progetto all’ingegnere per ingegnerizzarlo. Se qualcosa non funziona, l’ingegnere non andrà a fare alcun cambiamento ma lo rinvierà al designer. Questo è il flusso di lavoro. Se si prosegua a valle, il progetto andrà dall’ingegnere al responsabile della produzione che deciderà come realizzare il prodotto. Questo è già molto, perché tutti lavorano sullo stesso set di dati, ma si può ancora migliorare.
Quindi il flusso di lavoro dovrebbe scorrere dall’alto al basso? Uno dei nostri clienti, che è fra i maggiori produttori di auto, segue tutti i processi dalla progettazione all’ingegneririzzazione alla produzione e perfino alla realizzazione delle campagne marketing. Molta gente non lo sa, ma una gran parte delle auto che si vedono nelle pubblicità stampata o alla TV non esiste nel periodo in cui viene lanciata la campagna. Questo è un aspetto su cui ancora poco si è insistito, ma anche il marketing e la promozione possono avere grandi benefici dal Digital Prototyping!